La riforma agraria

Per un Centro di Documentazione della Riforma Agraria del Delta del Po

Il progetto

Il progetto d'intervento n.18 del Piano di Azione Locale Delta Po dell'iniziativa comunitaria denominata LEADER II ha come oggetto la creazione di un CENTRO DI DOCUMENTAZIONE DELLA RIFORMA AGRARIA DEL DELTA DEL PO e mira alla ricostruzione del fondo archivistico dell'ENTE PER LA COLONIZZAZIONE DEL DELTA PADANO (EDP).

Oggi, a cinquant'anni di distanza dall'istituzione dell'Ente Delta Padano, nasce il progetto di un Centro di Documentazione per recuperare la memoria di un periodo relativamente breve, ma fondamentale per la storia del Delta. Nel corso del I Salone del Turismo Naturalistico, tenutosi presso il Museo della Bonifica di Ca'Vendramin (27 settembre/1 ottobre 2001), gli studiosi incaricati della realizzazione del Centro hanno presentato al pubblico una prima iniziativa, concretizzatasi in una mostra sulla Riforma Agraria nel Delta Padano che ha visto diverso materiale (mappe, disegni, progetti, documenti, fotografie, filmati) recuperato grazie alla generosa disponibilità di privati e alla collaborazione di Veneto Agricoltura, l'azienda della Regione Veneto che al momento dello scioglimento dell'Ente Delta ha accolto nei suoi archivi il patrimonio documentario riguardante il territorio veneto.

Il Centro di Documentazione, che verrà ospitato presso uno dei comuni del Parco Regionale del Delta del Po, si articolerà in quattro sezioni principali:

DOC: in questa sezione verrà raccolto il materiale d'archivio dell'Ente Delta che sarà possibile recuperare, con particolare interesse per l'area di competenza veneta ma con l'interesse ad estendere la ricerca a tutto il territorio di competenza di EDP, vale adire il basso ferrarese e il ravennate.

BIBLIO: una piccola biblioteca specializzata raccoglierà sia le pubblicazioni curate dall'EDP che sarà possibile recuperare sia la letteratura pubblicata sul tema della Riforma Agraria, con la previsione di realizzare una banca dati che permetta la reperibilità delle informazioni bibliografiche e dei documenti nelle diverse biblioteche che aderiscono al Sistema Bibliotecario Provinciale.

FOTO: il recupero sia delle immagini prodotte dall'Ente Delta sia degli scatti di grandi e piccoli reporter che hanno documentato la storia del Delta e del mondo contadino dal dopoguerra ad oggi, ci permetterà di costituire un piccolo ma prezioso archivio fotografico della Riforma. Una parte dalla sezione sarà dedicata alla documentazione attuale, contemporanea e aggiornata delle zone interessate.

VIDEO: la sezione prevede una raccolta di filmati distinti in due tipologie: i filmati prodotti dallo stesso Ente Delta per documentare il proprio operato e instaurare un clima favorevole alle sue realizzazioni e i filmati (sia documentari che film veri e propri) appartenenti al cinema italiano d'impronta neorealista degli anni Cinquanta di autori come Vancini, Renzi, Antonioni, Sani, Zavoli e molti altri che hanno fatto conoscere aspetti diversi del Delta e del mondo contadino: una realtà desolata, un "vivere minimo", al limite dell'umano.

E' inoltre in corso di preparazione una pubblicazione che illustrerà le vicende istituzionali dell'Ente Delta Padano, ricostruendo percorsi storici e archivistici a cura degli studiosi incaricati del progetto. La pubblicazione verrà presentata con l'inaugurazione del Centro prevista per dicembre 2001.

Un po' di storia

La Riforma Agraria non lascia in eredità solo un archivio e delle memorie: questi cinquant'anni di storia dicono chiaramente che la difesa dell'ambiente deve passare per forza attraverso la conoscenza e la salvaguardia della terra in cui viviamo.
La Riforma Agraria nel Delta non fu soltanto un fatto economico, ma si caratterizzò come una vera e propria rivoluzione sociale.
Inevitabilmente, accanto alle molte recriminazioni e alla lunga catena di errori e di critiche anche molto negative che hanno accompagnato l'azione dell'Ente Delta Padano, non si possono dimenticare le condizioni in cui versava il Delta (e in particolare il territorio veneto) prima del 1951.
Fondamentale era aiutare la gente a sopravvivere. Case, strade, fognature, riscaldamento, cibo, dignità: tutto mancava in quegli acquitrini e la Riforma lo portava.
Da altri punti di vista è chiaro che la Riforma non raggiunse tutti gli obbiettivi prefissati.
Il Polesine non era una terra bucolica in attesa di conquistatori.
Si trattava di un ambiente urbano precisato, anche se malato e inospitale, di un territorio in un delicato equilibrio idraulico artificiale, anche se abbandonato a sé stesso e trascurato.

La Riforma agì velocemente e con forza sulla terra, ma lasciò in secondo piano molti aspetti idro-geologici peculiari dell'ambiente deltizio, costruendo e avviando attività di sviluppo come su un tavolo liscio, verde e uniforme.
Attraverso una divisione del latifondo in piccoli poderi non autosufficienti, incapaci da soli di dare sostentamento ad una famiglia, la Riforma dava la casa e la proprietà ma costringeva l'assegnatario entro ferrei limiti dai quali non poteva evolvere ma soltanto sopravvivere.
Nel 1955 - in piena applicazione della Riforma- la disoccupazione bracciantile era di fatto ancora elevatissima e la stragrande maggioranza dei lavoratori non superava le 60 giornate di lavoro annuale con un reddito di 125.000 annue.
Pian piano le terre finirono per ritornare nelle mani di pochi e si crearono le solide premesse per la nascita di un nuovo ceto di capitalisti della terra.
Anche dopo il periodo "caldo" della Riforma, negli anni Sessanta e Settanta il Polesine resta un'area periferica, "non colpita dal miracolo economico".

Un territorio "troppe volte 'gestito' nella sua lunga storia per volontà degli esterni e per inerzia dei suoi abitanti, considerato unicamente un'area territoriale bisognosa di interventi per renderla per forza simile al resto del Paese, per renderla per forza utilizzabile.
Le sue peculiarità non sono mai state considerate "da salvare" ma sempre "da cambiare".
Il Delta si pensava dovesse essere cambiato per essere salvato…
Oggi riconosciamo la validità e la necessità di strumenti e di politiche per la protezione e la salvaguardia del territorio in cui viviamo, ma per arrivare a questo siamo passati attraverso un lungo periodo in cui è mancata una consapevolezza vera delle azioni che compivamo, un lungo periodo in cui credevamo davvero in un progresso illimitato... 

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